domenica 12 luglio 2009

Il magazine si rinnova

Ho il piacere di annunciare la mia prossima collaborazione con artigianatopersiano.com.

http://www.artigianatopersiano.com/ è una nuova realtà polifunzionale, che si propone di trattare l'argomento tappeti e artigianato persiano ed orientale sotto ogni aspetto. Il progetto è di Federico Ulfo che mi ha contattato per aiutarlo nello sviluppo di questa impresa. Impresa che rappresenterà a breve un portale del tappeto a 360°, con spazi dedicati ai comercianti e ai grossisti, ai collezionisti e ai restauratori. Nell'ambito di questa collaborazione il sottoscritto e la redazione di Tappetimagazine cureranno la parte culturale. Il progetto vuole anche costituire una realtà simile ai bazar dei tappeti d'oriente, dove tanti mercanti pur convivendo sotto lo stesso tetto del bazar, concorrono a una proposta di tappeti seria e complementare, senza sgambetti e fenomeni di concorenza sleale. Sarà la scommessa di una cooperativa virtuale del tappeto, progetto difficile e ambizioso, ma Federico ci sta provando.

mercoledì 8 luglio 2009

Non si fabbricano più tappeti in Uiguristan per estinzione di uiguri


E' di qualche giorno la drammatica notizia di nuovi sanguinosissimi moti di ribellione che stanno sconvolgendo le misteriose e silenziose terre delle oasi di Khotan, Kashgar e Yarkand. La considerazione su quanto sta accadendo in quei luoghi è quasi d'obbligo, non solo per rispetto di un epico passato tappetologico dove è possibile rammentare i frammenti e gli affreschi di Turfan, ma anche per una produzione relativamente recente che oggi rischia di scomparire del tutto. Se già infatti a Yarkand e Kasghar non si produce praticamente più nulla, presto anche nelle altre realtà uigure come Khotan non si realizzeranno più tappeti.

Qualcuno potrebbe asserire che questo fenomeno rientra nella normale trasformazione di una realtà che da rurale ed arcaica passa ad un modello più moderno ed industrializzato, esattamente come accadde nelle realtà di Veramin o Joshagan in Persia. Il problema è che a differenza di realtà persiane, turche o caucasiche, in Uiguristan (Xinjiang chiamato dai cinesi) si rischia di non realizzare più tappeti per una ragione molto ben più drammatica: l'estinzione delle popolazione autoctona.
Si potrebbero scrivere decine di pagine sull'orribile colonialismo cinese ai danni di una realtà musulmana assolutamente estranea per storia e per razza alla Repubblica Popolare Cinese, ma non cambierebbe purtroppo comunque le cose, e non è certamente questo il luogo di discussione, anche se da buon tappetologo, lo sguardo nostalgico di fronte ad una realtà locale che rischia drammaticamente di essere stravolta da chi prepotentemente nega perfino che il separatismo abbia un fondamento storico, è inevitabile. Tappetorientale dedica il proprio pensiero a queste popolazioni e ai loro tappeti, oggi minacciati nella loro stessa esistenza dall'inaudita prepotenza di questi cinesi intolleranti.

martedì 7 luglio 2009

L'ipocrisia di chi non ama i tappeti ma dai quali pretende il massimo ritorno economico


Tempo fa, scrissi un articolo dove mi proponevo come persona disposta ad adottare tappeti. La provocazione era stata lanciata di fronte alla vista di una dinamica crescente di tappeti ancora in buon stato quando non addirittura ottimi e interessanti, buttati invece ingiustamente nei cassonetti. Ma se è vero che esiste una fetta di persone che scioccamente butta via il tappeto persiano ereditato dalla nonna o dalla zia perchè sporco e demodè... è anche vero che esiste nella nostra società un ulteriore genere di persone ben più stupefacenti, quelle che del tappeto ereditato, regalato o acquistato molti anni addietro non gliene frega nulla, ma che vogliono disfarsene cercando di ottenere il massimo tornaconto "in quanto quello è un tappeto persiano" come se bastasse la provenienza a determinare il valore di un manufatto. A queste persone che non capiscono che in tutte le cose esiste un prezzo di acquisto ed uno di vendita, a queste persone che non considerano il lavaggio obbligato e le eventuali riparazioni che si debbono operare in caso di reimmissione nel circuito commerciale, a queste persone che 15 anni fa pagarono un iva del 38% mentre oggi l'iva sui tappeti è solo del 20%, a questi signori che non sanno che un tappeto "commerciale" quand'anche è persiano, se invecchia diventa solo un tappeto usato e non certo un investimento, a questi signori che del tappeto non gliene frega nulla ma che pretendono che qualcuno glielo ritiri al massimo della valutazione, anzi che il prezzo glielo vogliono fare loro... beh viene proprio voglia di dire: "ma se secondo voi questo vostro tappeto è un tesoro, perchè disfarvene? Tenetevelo!!". La stessa atmosfera ipocrita la possiamo respirare passeggiando in uno di quei tanti mercatini dell'usato dove spesso chi vende è solo gente che svuota cantine e solai oppure privati che si vogliono togliere un po di cose di casa improvvisandosi mercante, anche quì il più semplice e banale shiraz (roba da poche decine di euro al mq) diventa per loro un tesoro persiano proposto a cifre fuori dalla realtà.
In conclusione: chi butta nel cassonetto dell'immondizia anche un nain tabas ancora degno di essere calpestato sbaglia, chi vuole speculare su un oggetto che lui stesso reputa di interesse nullo è molto peggio perchè è un grande ipocrita, e in questo caso non solo non rispetta il tappeto ed il lavoro che c'è dietro, ma non rispetta neppure le persone alle quali vorrebbe rifilargli codesto affare che affare certo non è.

sabato 4 luglio 2009

Google profile


Per facilitare la reperibilità dei miei scritti in rete, mi sono accreditato su Google profile, creando un piccolo profilo google. Google profile è un nuovo servizio che permette ai professionisti (e non solo) di inserire in rete la propria identità e i propri dati personali. Questo è il mio indirizzo Google profile: http://www.google.com/profiles/albertodereviziis




mercoledì 1 luglio 2009

La conservazione estiva dei tappeti

Con l'avvento del periodo estivo, diminuisce sensibilmente la predisposizione del pubblico all'acquisto dei tappeti. La gente infatti è più propensa a pensare ai viaggi e alle vacanze piuttosto che ai lanosi tappeti e all'arredo degli appartamenti che invece ci si appresta a disabitare per una più appetibile meta estiva o esotica. Una pratica consueta e diffusa che rappresenta praticamente una tradizione tutta italiana e che rappresenta per i commercianti di tappeti l'ultimo business prima delle ferie.. è quella della conservazione estiva del tappeto orientale. Potrebbe apparire assurdo parlare della necessità di una «conservazione estiva» di tappeti annodati orientali, perchè se è vero infatti che il tappeto è sicuramente nato in luoghi freddi per necessità di isolarsi dalla fredda e nuda terra, è altresì vero che oramai da secoli, la maggior parte dei tappeti orientali viene prodotta in luoghi che vivono una condizione climatica di perenne calore. Eppure nel linguaggio comune occidentale si indica con conservazione estiva la consueta conservazione del tappeto nei periodi in cui la casa resta disabitata e chiusa per ragioni di vacanza. La stagione ha poco a che vedere con i tappeti dunque, quello che invece conta è la polvere, le tarme, il buio prolungato, la mancanza d'aria, ecc ecc. A questo punto è bene ricordare alcune regole d'oro per la corretta conservazione estiva dei tappeti orientali.
Innanzitutto il tappeto prima di essere ritirato dev'essere spazzolato e scosso, liberato dalla scorie e dalla polvere, meglio ancora se lavato presso un centro specializzato. Poi avvolto in carta di giornale o panni insieme a prodotti (meglio se naturali) atti a a tenere lontani insetti dannosi come le tarme. I prodotti possono essere tra i più svariati: dal pepe in grani alla canfora. Questo passaggio è in verità evitabile facendo sottoporre il tappeto stesso ai trattamenti antitarmici che di fatto rendono la lana incommestibile. Il luogo in cui il tappeto dev'essere riposto, non dev'essere nè troppo secco nè troppo umido (mai metterlo in cantina) in quanto un atmosfera troppo secca potrebbe seccare la struttura intima del tappeto, mentre una troppo umida potrebbe al contrario "marcirla".
Esistono poi ditte specializzate nel ritiro e nella conservazione dei tappeti, esse dispongono di celle ad atmosfera protetta e temperatura controllata che impedisce la vita alle tarme e la sopravvivenza delle loro uova.

domenica 28 giugno 2009

Tappeti a rilievo

Molte possono essere le ragioni che comportano in un tappeto annodato le caratteristiche di una vello a rilievo:
La più importante è la tecnica "suf", molto usata sia per prodotti anatolici di qualità elevata, sia per tappeti persiani di pregio, come ad esempio i Kashan. Si tratta di una particolare lavorazione che prevede l’annodatura unicamente degli elementi decorativi e la realizzazione del fondo in tecnica kilim.
C'è poi la rasatura a rilievo detta anche a punta di forbice, tipica delle popolazioni "turche" e che è stata fatta propria anche dalle popolazioni cinesi del Canton, e di Pekino, oggi anche molto usata nelle lavorazioni moderne del Pakistan e del Nepal.
Esiste infine la fenomenologia della corrosione del vello data da colori naturali (neri e marroni scuri) il cui mordente veniva realizzato con sostanze a base di ossido di ferro. Un'interazione chimica della lana tinta con quei colori (per azione dell'aria) determinava infatti il deterioramento della stessa, con la conseguente depressione localizzata del vello. Poichè spesso la corrosione avveniva in tempi rapidi (si parla di pochi mesi), in alcuni casi gli annodatori usavano rasare le parti immediatamente più vicine a quelle trattate con il nero ed il marrone, che in previsione di quanto acquisito per esperienza, sapevano si sarebbero poi abbassate. L'espediente era volto ovviamente a produrre una omogeneità di vello a posteriori. Con l'avvento dei coloranti chimici, ovviamente l'inconveniente della "polverizzazione" delle lane trattate con colore nero o marrone scuro non poteva più succedere, ma accadde che alcuni esemplari (prima che questa nuova esperienza fosse stata acquisita) vennero per abitudine ancora realizzati con una più accentuata rasatura attorno ai decori in nero ed agli ornati in marrone. Ciò naturalmente determinò una varietà di pezzi turcomanni del tutto inconsueta con disegni apparentemente a rilievo e che invece vennero "tosati" in particolari punti, proprio per ottenere un risultato contrario.

martedì 23 giugno 2009

Riconoscere il nodo utilizzato per la realizzazione di un tappeto

Per riconoscere il genere di annodatura utilizzata per la realizzazione di un tappeto è necessario piegarlo dal dritto nel senso della larghezza. Quivi si apriranno le file dei nodi: se i due baffi del nodo escono dal collo del medesimo affiancati ed all’interno di due orditi, è “ghiordes". Se invece questi escono ciascuno a fianco degli orditi, e solo uno ha il collo, si tratta di nodo "senneh".

Il controllo si può anche comunque fare dal rovescio:
Il nodo senneh si esegue passando il filo intorno a una catena dell'ordito, lasciando uscire un capo tra la prima e seconda catena e facendo invece uscire l'altro capo tra la seconda e la terza. Il nodo seguente viene fatto sulla terza catena ed esce con un capo tra la terza e la quarta e con uno tra la quarta e la quinta. Dal rovescio appare quindi estremamente uguale e regolare, essendo ogni catena di ordito cavalcata da un filo. Il nodo ghiordès si esegue invece cavalcando con il filo due catene di ordito e uscendo con i due capi, al centro delle catene cavalcate ; le catene risultano quindi prese due a due, e tra la seconda e la terza non c'è collegamento. Dal rovescio infatti il tappeto annodato col nodo ghiordès si riconosce perché le catene di ordito sono accostate a coppia come tante e regolari "costoline".

N.B. per un occhio allenato è possibile individuare il genere di nodo anche dalla semplice posizione del vello. Il tappeto infatti non possiede solamente un vello ed un controvello determinati dal senso lungo il quale l'annodatore annoda, ma presenta anche un orientamento determinato dal genere di nodo realizzato: dritto quando è ghiordes, lateralizzato quando è senneh.


 
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